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Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della pace

SINTESI CCC - SCHEDA 1_1

Io credo in DIO PADRE
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SINTESI CATECHISMO della CHIESA CATTOLICA

PARTE PRIMA "LA PROFESSIONE DELLA FEDE".


SCHEDA 1_1 = IO CREDO IN DIO PADRE

 

Premessa: noi crediamo che Dio è uno, che ha rivelato il suo nome a Israele: Egli è il Dio vivente, è il Dio cioè che dona la vita che non tramonta, per questo a Mosè si rivela come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, come il Dio di coloro che non morranno mai perché hanno creduto nell’autore della vita. Dio si è rivelato a Mosè come YHWH, “Io sono Colui che sono”, a voler significare il senso ultimo e profondo dell’uomo e di tutte le cose, ma anche come Dio di pietà e di misericordia, che perdona le infedeltà del suo popolo, Dio di verità e di amore, che sa accompagnare i nostri passi, anche quando noi crediamo che non lo faccia.

Nella nostra fede cristiana, noi crediamo che il Padre si è rivelato in Cristo Gesù suo Figlio e che lo Spirito Santo è l’amore di Dio per noi, per questo professiamo la SS. Trinità, che è dogma, cioè verità rivelata direttamente da Dio e professata da tutta la Chiesa[1]. Il dogma della Trinità non è detto esplicitamente nelle Scritture, ma rivelato in vari passi: il Padre è rivelato dal Figlio (Vangeli) e lo stesso Gesù parla dello Spirito che sarà nei discepoli e insegnerà loro ogni cosa (Gv 14,26).

Per spiegare come si possa conciliare l’unicità di Dio con la dottrina della Trinità, dico solo questo: i Padri della Chiesa parlavano di Tre Persone (Padre, Figlio, Spirito Santo) che hanno un’unica sostanza (divina).

 

Onnipotente: l’Onnipotenza di Dio si rivela nella sua paternità, in quanto Egli mostra la propria forza nel suo essere paterno verso i poveri e i sofferenti. Il problema del male, allora? Dio non può farci nulla? …. Dobbiamo ricordarci questo: Cristo è morto per redimere i peccati e il male del mondo, per questo è Lui la risposta di Dio al problema del male. Dio non da un’apparente risposta diretta: ci dona quello che ha di più caro: suo Figlio.

 

Creatore: quando parliamo di creazione, è facile andare con la mente ai problemi che una certa interpretazione letterale della Scrittura ha provocato alla ricerca scientifica. Oggi possiamo affermare questo: l’autore del primo libro della Bibbia non voleva certo lasciarci un manuale scientifico, ma affermare che Dio è il Creatore di tutto, che tutto appartiene a Lui e che l’uomo ha una dignità particolare. In questo disegno, si deduce come noi crediamo che Dio ha creato dal nulla, con sapienza e amore, e che il male è frutto della libertà che Dio concede (negli angeli come negli uomini): da esso il Padre può trarre anche il bene attraverso vie che ci saranno chiare solo nella dimensione eterna.

 

Del cielo e della Terra: nella Scrittura tale espressione indica che Dio ha creato tutto, le cose visibili e invisibili. Le creature invisibili di Dio sono gli angeli, puramente spirituali e immortali. La presenza degli angeli è evidente anche nella vita di Gesù: proteggono la sua nascita, lo servono nel deserto, lo confortano nell’agonia, annunciano la resurrezione. La chiesa venera gli angeli che aiutano il pellegrinaggio terreno e proteggono ogni creatura.

 

L’uomo: è stato creato a “immagine e somiglianza di Dio”, pertanto ha dignità di persona, è capace di conoscersi, di possedere, di donare. È capace di ragionamento nella forma più alta rispetto agli animali, ed è soggetto giuridico.

L’uomo è unità di anima e di corpo. La chiesa crede che Dio crea l’anima, che essa è la “forma” del corpo e, in quanto creata da Dio, destinata a ritornare a Lui.

Quando nelle Scritture, poi, si parla di “cuore”, si intende la parte più intima e profonda della persona, mentre per “spirito” si intende la capacità dell’uomo di essere in comunione con Dio.

Dio ha creato, quindi voluto, sia l’uomo che la donna: è questa la prima forma di comunione.

 

 

Il peccato

Per spiegarlo, dobbiamo tenere presente il profondo legame fra Dio e l’uomo. Il racconto della caduta (Gen 3) ci fa capire che la Rivelazione ci da’ la CERTEZZA DI FEDE che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori.

 

Esegesi del racconto della caduta: Gen 3, 1-13.20-24

 

Leggiamo:

Genesi 3,1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».

Genesi 3,2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

Genesi 3,3 ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».

Genesi 3,4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Genesi 3,5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Genesi 3,6 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

Genesi 3,7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Genesi 3,8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Genesi 3,9 Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».

Genesi 3,10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

Genesi 3,11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Genesi 3,12 Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato».

Genesi 3,13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

 

Genesi 3,20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

Genesi 3,21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.

Genesi 3,22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!».

Genesi 3,23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

Genesi 3,24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.

 

Facciamo una premessa: ci sono tre terne:

  1. serpente –  uomo – donna (vv. 1-7);
  2. uomo – donna – serpente (vv. 8-13)
  3. serpente – donna – uomo (vv. 14-19)

 

Perché la caduta? … se uno ci ama, ci da la possibilità di agire liberamente, quindi anche di peccare.

 

Serpente: ispirava il culto cananeo, per questo ostile alla religiosità ebraica.

Conseguenze del peccato:

  1. pudore: essere nudi (v. 7);
  2. paura: si nascosero (v. 8);
  3. egoismo: mi ha ingannato (v. 13).

 

Dinanzi a Dio, l’uomo incolpa la donna (v. 12) e la donna incolpa il serpente (v. 13) … cerchiamo sempre il capro espiatorio.

 

Le disposizioni finali (vv. 20-24), quali il nome di Eva, le tuniche e la spada, sono artificiose, legate al contesto e alla cultura dell’epoca.

 

Schema da fotocopiare e consegnare per seguire insieme il testo della Genesi:

Genesi 3,1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».

Genesi 3,2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

Genesi 3,3 ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».

Genesi 3,4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Genesi 3,5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Genesi 3,6 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

Genesi 3,7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Genesi 3,8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Genesi 3,9 Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».

Genesi 3,10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

Genesi 3,11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Genesi 3,12 Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato».

Genesi 3,13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

 

Genesi 3,20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

Genesi 3,21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.

Genesi 3,22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!».

Genesi 3,23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

Genesi 3,24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.

 

 

 

Chi ha sedotto l’uomo nel primo peccato dell’umanità è colui che viene identificato come “diavolo” o “Satana”, il quale è colui che ha peccato in maniera irrevocabile, senza pentimento dopo la caduta. Come il diavolo ha rifiutato l’amore di Dio per sempre, così egli tuttora cerca uomini e donne per far rifiutare loro l’amore di Dio anche in punto di morte, affinché anche per loro la condanna sia eterna.

La Scrittura attesta che Satana tentò anche Gesù per distoglierlo dalla sua missione. Tuttavia, la sua potenza non è infinita; è una creatura che non può impedire l’edificazione del regno di Dio.

Il primo peccato è così un abuso di libertà che porta a disobbedire a Dio, a non fidarsi della sua bontà. Le conseguenze sono molteplici: perdita della santità originaria, paura di Dio (le foglie di fico) che può significare per noi paura della nostra coscienza che è la voce di Dio in noi; l’unione coniugale è sottoposta a tensione, i loro rapporti non saranno più sempre armoniosi ma continuamente tentati dalla logica dell’interesse; la creazione visibile (natura, animali,…) diventa ostile a tale cattiveria dell’uomo; infine, tornerà in polvere: la MORTE, dunque, entra nella storia dell’umanità.

Da questo momento in poi, la Scrittura parla di “invasione” di peccato, dal fratricidio di Caino alla torre di Babele (Gen 11); non solo: il peccato diventa poi infedeltà all’Alleanza di Dio e trasgressione alla legge di Mosè (AT) e rifiuto della redenzione di Cristo (NT).

 

Potremo chiederci: ma se i nostri progenitori hanno commesso peccato, cosa c’entriamo noi?

Potremo rispondere così: premesso che resta un mistero che non possiamo comprendere appieno, come Adamo ed Eva avevano ricevuto la santità originaria di Dio, così il peccato originale non solo hanno commesso un’azione, ma hanno anche “macchiato” la nostra persona.

Il battesimo, allora, cancella tale macchia, e ci rafforza contro le conseguenze del peccato, che restano nell’uomo e lo provocano al combattimento spirituale.

Apriamo una parentesi storica: la cosiddetta dottrina del peccato originale si è perfezionata nel V secolo contro Pelagio e nel XVI sec contro la Riforma protestante. Pelagio riteneva che l’uomo, con la sua volontà e senza la grazia di Dio, poteva condurre una vita moralmente buona; la colpa di Adamo, quindi, era non tanto una macchia quanto un cattivo esempio. Al contrario, la Riforma protestante insegna che l’uomo era radicalmente pervertito, e l’inclinazione al male invincibile.

La dottrina sul peccato originale ci fa riflettere su una conseguenza: se noi neghiamo la ferita prodotta dal peccato nell’uomo, commettiamo gravi errori nei campi dell’educazione, dei peccati, dell’azione sociale e dei costumi[1].

Dio – non dimentichiamolo – non ci lascia mai soli: Cristo è il nuovo Adamo che ci libera dalla schiavitù del peccato.


 


[1] Giovanni Paolo II, Centesimus Annus.








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