Apostoli della Divina Misericordia

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Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della pace

SINTESI CCC - SCHEDA 3_6

Il Quinto Comandamento
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SINTESI CATECHISMO della CHIESA CATTOLICA

PARTE TERZA "LA VITA IN CRISTO".


SCHEDA 3_6 = IL QUINTO COMANDAMENTO

 

Premessa: «La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio.

 

Rispetto della vita umana: la Scrittura rivela che l’uomo è diventato il nemico del suo simile. L’Antico Testamento ha sempre ritenuto il sangue come un segno sacro della vita. La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: “non far morire l’innocente e il giusto (Es 23,7)”. La legge che vieta questo omicidio ha validità universale. Nel discorso della montagna, il Signore aggiunge la proibizione dell’ira, dell’odio, della vendetta. Ancor di più: Cristo chiede al suo discepolo di porgere l’altra guancia e di amare i propri nemici.

 

La legittima difesa: L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. E' quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale. La legittima difesa può essere non soltanto un diritto, ma un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. Corrisponde ad un’esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell’uomo. La pena ha come primo scopo di riparare. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, la pena ha valore di espiazione. Infine, la pena ha valore medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.

 

L’omicidio volontario e involontario: il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l'omicidio diretto e volontario. L'omicida e coloro che volontariamente cooperano all'uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo. L'infanticidio, il fratricidio, il parricidio e l'uccisione del coniuge sono crimini particolarmente gravi a motivo dei vincoli naturali che infrangono.

L'omicidio involontario non è moralmente imputabile. Ma non si è scagionati da una colpa grave qualora si è agito in modo tale da causare la morte.

 

L’aborto: la vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale.

La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato dall’innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.

L'embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità.

La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se «rispetta la vita, ma è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l'eventualità di provocare un aborto: una diagnosi... non deve equivalere a una sentenza di morte».

È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come “materiale biologico disponibile”. Le manipolazioni genetiche, infine, sono contrarie alla dignità personale che è unica e irripetibile.

 

L’eutanasia: Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. L'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.

L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'«accanimento terapeutico». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire.

Il suicidio: contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita.

Se è commesso con l'intenzione che serva da esempio, soprattutto per i giovani, il suicidio si carica anche della gravità dello scandalo. La cooperazione volontaria al suicidio è contraria alla legge morale. Gravi disturbi psichici, l'angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida.

Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.

 

 

Rispetto della dignità altrui

Lo scandalo: chi scandalizza può trascinare il proprio fratello alla morte spirituale. Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che sono tenuti insegnare ed educare gli altri. Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall’opinione pubblica.

Chi usa i poteri di cui dispone per spingere al male, si rende colpevole di scandalo e responsabile del male. È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono (Lc 17,1).

 

Il rispetto della salute: la cura della salute dei cittadini richiede l’apporto della società. Se la morale richiama al rispetto della vita corporea, tuttavia non ne fa un valore assoluto. Essa si oppone ad una concezione neo-pagana, che tende a promuovere il culto del corpo, a sacrificargli tutto.

La virtù della temperanza dispone ad evitare ogni sorta di eccessi, l’abuso dei cibi, dell’alcool, del tabacco e dei medicinali.

L’uso della droga causa gravissimi danni. Esclusi i casi di prescrizioni esclusivamente terapeutiche, costituiscono una colpa grave.

 

Il rispetto della persona e la ricerca scientifica: le sperimentazioni scientifiche, possono concorrere alla guarigione dei malati e al progresso della salute pubblica.

Le ricerche o sperimentazioni sull’essere umano non possono legittimare atti in se stessi contrari alla dignità delle persone. La sperimentazione sull’essere umano non è moralmente legittima, se fa correre rischi sproporzionati o evitabili.

Il trapianto di organi è conforme alla legge morale se i danni e i rischi fisici e psichici per cui incorre il donatore sono proporzionati al bene che si cerca per il destinatario. È un atto nobile e da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà.

 

Il rispetto dell’integrità corporea: i rapimenti e la presa di ostaggi fanno regnare il terrore, sono moralmente illeciti. Il terrorismo, che minaccia, ferisce e uccide senza discriminazione, è gravemente contrario alla giustizia e alla carità. La tortura, che si serve della violenza fisica o morale è contrario al rispetto della persona e della dignità umana.

 

Il rispetto dei morti: Ai moribondi saranno prestate attenzioni e cure per aiutarli a vivere i loro ultimi momenti con dignità e pace. Saranno sostenuti dalla preghiera dei loro congiunti. Costoro si faranno premura affinché i malati ricevano in tempo opportuno i sacramenti che preparano all'incontro con il Dio vivente. I corpi dei defunti devono essere trattati con rispetto e carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un'opera di misericordia corporale; rende onore ai figli di Dio, tempi dello Spirito Santo. L'autopsia dei cadaveri può essere moralmente ammessa per motivi di inchiesta legale o di ricerca scientifica. Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio. La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi.

 

LA DIFESA DELLA PACE: richiamando il comandamento “non uccidere” (Mt 5,21), nostri Signore chiede la pace del cuore. L’ira è un desiderio di vendetta. L’odio volontario è contrario alla carità, è un peccato grave quando deliberatamente si desidera il male per il prossimo.

La pace non è semplice assenza di guerra, non si può ottenere senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione, il rispetto della dignità, l’assidua pratica della fratellanza.

 

Evitare la guerra: il quinto comandamento proibisce la distruzione volontaria della vita umana, per questo tutti i cittadini e i governanti sono tenuti ad adoperarsi per evitare le guerre.

Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano la legittima difesa con la forza militare. Occorre:

  1. che il danno causato dall’aggressore sia durevole, grave e certo;
  2. che tutti gli altri mezzi si siano rivelati inefficaci;
  3. che ci siano fondate condizioni di successo;
  4. che il ricorso alle armi non provochi mali o disordini più gravi del male da eliminare.

 

Coloro che si dedicano al servizio della patria sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. A coloro che per motivi di coscienza ricusano l’uso delle armi, sono tenuti a prestare qualche altra forma di servizio alla comunità umana. morali. La corsa agli armamenti non assicura la pace. L'impiego di ricchezze enormi nella preparazione di armi sempre nuove impedisce di soccorrere le popolazioni indigenti; ostacola lo sviluppo dei popoli. Le ingiustizie, gli eccessivi squilibri di carattere economico o sociale minacciano la pace. Tutto quanto si fa per eliminare questi

disordini contribuisce a costruire la pace e ad evitare la guerra.

 

 

 

 

 

 

 

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