Apostoli della Divina Misericordia

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Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della pace

SINTESI CCC - SCHEDA 3_3

Il Primo Comandamento
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SINTESI CATECHISMO della CHIESA CATTOLICA

PARTE TERZA "LA VITA IN CRISTO".


SCHEDA 3_3 = IL PRIMO COMANDAMENTO

 

Premessa: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Al giovane che gli rivolge questa domanda, Gesù risponde innanzitutto richiamando la necessità di riconoscere Dio come "il solo Buono". A questa prima risposta, se ne aggiunge subito una seconda: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19,21). Gesù ha ripreso i dieci comandamenti, ma ha manifestato la forza dello Spirito all’opera nella loro lettera. Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità. La parola “Decalogo” significa alla lettera “dieci parole”. Ci sono trasmesse nell’Esodo e nel Deuteronomio. La Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un’importanza fondamentale. I primi tre si riferiscono all’amore di Dio, gli altri sette all’amore del prossimo. Il Concilio di Trento insegna che i 10 comandamenti obbligano i cristiani e che l’uomo giustificato è ancora tenuto a osservarli. Il Decalogo è unità a se stante: non si possono onorare gli altri uomini senza benedire Dio loro Creatore. Non si potrebbe adorare Dio senza amare tutti gli uomini sue creature. Gesù, con la sua persona, diventa la regola vivente ed interiore della nostra condotta.

 

Adorerai: l’adorazione è la prima esigenza di Dio. Nell’esplicita affermazione divina (Io Sono il Signore) è includo il comandamento della fede, della speranza e della carità.

 

Sulla fede, s. Paolo parla dell’obbligo primario nell’obbedienza della fede. Ci sono diversi modi per peccare contro la fede: dubbio volontario, che rifiuta di ritenere per vero ciò che Dio ha rivelato e che la Chiesa ci propone di credere: se coltivato, può condurre all’accecamento dello spirito; l’incredulità che è noncuranza della verità rivelata e che si esprime nella apostasia come rifiuto totale della fede, e scisma che invece rifiuta la sottomissione al Sommo Pontefice.

 

Contro la speranza invece annoveriamo la disperazione, per cui l’uomo cessa di sperare da Dio la propria salvezza, e la presunzione, di due tipi: o l’uomo presume di potersi salvare senza l’aiuto divino, o presume della onnipotenza di Dio, per cui crede di ottenere perdono senza conversione.

 

Contro la carità, infine, ricordiamo l’indifferenza,, incurante della carità divina; l’ingratitudine, che la rifiuta; la tiepidezza che è negligenza contro la carità divina; l’accidia o pigrizia spirituale, che giunge a provare repulsione per il bene divino, mentre l’odio di Dio nasce dall’orgoglio.

 

Culto: le virtù teologali nutrono la virtù della religione, di cui l’adorazione è l’atto principale. Adorare Dio significa riconoscerlo come Dio, Creatore e Salvatore. L’adorazione del Dio unico libera l’uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dalla idolatria del mondo.

 

Preghiera: gli atti di fede, di speranza e di carità si compiono nella preghiera., condizione indispensabile per vivere il nostro rapporto con Dio.

 

Sacrificio: è giusto offrire sacrifici a Dio in segno di adorazione e di riconoscenza. L’unico sacrificio perfetto è quello di Cristo sulla croce, in totale oblazione per la nostra salvezza e per l’amore del Padre. Unendoci al suo sacrificio, possiamo fare della nostra vita un sacrificio a Dio.

 

Promesse e voti: in parecchie circostanze, il cristiano è chiamato a fare delle promesse a Dio, in particolare nei sacramenti. Per devozione personale, il cristiano può anche promettere a Dio un’azione, una preghiera, un’elemosina, un pellegrinaggio, … il voto è quindi un atto di devozione in cui li cristiano offre se stesso a Dio o gli promette un’opera buona. In certi casi, la Chiesa può, per congrue ragioni, dispensare dai voti e dalle promesse.

Libertà religiosa: tutti gli uomini sono tenuti a cercare la verità. È un dovere che non si contrappone ad un sincero rispetto per le diverse religioni.

 

Non avrai altri dèi all’infuori di me: il primo comandamento vieta di onorare altri dei all’infuori dell’unico Signore. Proibisce due forme erronee, la superstizione che è l’eccesso perverso, e l’irreligione che è un vizio opposto.

 

Superstizione: deviazione del sentimento religioso. Può anche presentarsi mascherata sotto il titolo che rendiamo al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce un’importanza in qualche misura magica a certe pratiche. Attribuire alla sola materialità delle preghiere la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione.

 

L’idolatria: il primo comandamento condanna il politeismo. C’è idolatria quando l’uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti di dei o di demoni (satanismo) del potere, del piacere, del denaro.

 

Divinazione e magia: tutte le forme di divinazione sono da respingere. Ricorso a Satana o demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che svelino l’avvenire. La consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti sono in contraddizione con l’onore e il rispetto che dobbiamo a Dio solo.

 

Magia e stregoneria: tutte le pratiche di magia e stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio e ottenere un potere soprannaturale sul prossimo – fosse anche per procurargli la salute – sono gravemente contrarie alla virtù della religione.

 

L’irreligione ha diverse forme:

  1. tentare Dio: consiste nel mettere alla prova la sua bontà e la sua onnipotenza; in essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore;
  2. sacrilegio: profanare o trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. è un peccato grave soprattutto nei confronti dell’Eucaristia;
  3. simonia: acquisto o vendita delle realtà spirituali.

 

Ateismo: può essere pratico, perché racchiude i propri bisogni nei confini dello spazio e del tempo; un’altra forma afferma la superiorità dell’uomo tramite la liberazione economica e sociale, per cui la religione è un ostacolo.

 

Agnosticismo: può racchiudere una ricerca di Dio, ma può anche essere indifferenza o fuga davanti alle domande ultime. Troppo spesso equivale ad ateismo pratico.

 

Non ti farai immagine scolpita: L'ingiunzione divina comportava il divieto di qualsiasi rappresentazione di Dio fatta dalla mano dell'uomo. Tuttavia, fin dall'Antico Testamento, Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente conducessero alla salvezza: così il serpente di rame, l'arca dell'Alleanza e i cherubini. Fondandosi sul mistero del Verbo incarnato, il settimo Concilio ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. L'onore tributato alle sacre immagini è una «venerazione rispettosa», non un'adorazione che conviene solo a Dio.

 

 

 

 

 

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