Apostoli della Divina Misericordia

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Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della pace

SINTESI CCC - SCHEDA 2_4

La Penitenza
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SINTESI CATECHISMO della CHIESA CATTOLICA

PARTE SECONDA "L'ECONOMIA SACRAMENTALE".


SCHEDA 2_4 = LA PENITENZA O RICONCILIAZIONE[1]

 

«Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera[2]».

 

 

Come viene chiamato?

E' chiamato sacramento della conversione poiché realizza sacramentalmente l'appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato.

E' chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.

E' chiamato sacramento della confessione poiché la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento.

E' chiamato sacramento del perdono poiché, attraverso l'assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente «il perdono e la pace».

E' chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l'amore di Dio che riconcilia: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). Colui che vive dell'amore di Dio è pronto a rispondere all'invito del Signore: «Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello» (Mt 5,24).

 

Perché la riconciliazione dopo il battesimo? La conversione a Cristo, la nuova nascita dal Battesimo, il dono dello Spirito Santo, il Corpo e il Sangue di Cristo ricevuti in nutrimento, ci hanno resi “santi e immacolati”. Tuttavia, la vita nuova ricevuta nell'iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza della natura umana, né l'inclinazione al peccato che la tradizione chiama concupiscenza. Si tratta del combattimento della conversione.

 

La conversione dei battezzati: Gesù chiama alla conversione (Mc 1,15). Il Battesimo è quindi il luogo principale della prima e fondamentale conversione. E' mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo che si rinuncia al male e si acquista la salvezza, cioè la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova. Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa  E' quel processo definito del «cuore contrito» (Sal 51,19) che, attirato dalla grazia divina, è pronto a rispondere all'amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo.

 

La penitenza interiore: Come già nei profeti, l'appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non riguarda anzitutto opere esteriori, «il sacco e la cenere», i digiuni e le mortificazioni, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore. Senza di essa, le opere di penitenza rimangono sterili. La penitenza interiore è un radicale  nuovo orientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita. Il cuore dell'uomo è indurito. E' scoprendo la grandezza dell'amore di Dio che il nostro cuore viene scosso dal peso del peccato. Il cuore umano si converte guardando a colui che è stato trafitto dai nostri peccati. Dopo la Pasqua, è lo Spirito Santo che convince «il mondo quanto al peccato» (Gv 16,8-9), cioè al fatto che il mondo non ha creduto in colui che il Padre ha inviato. Ma questo stesso Spirito, che svela il peccato, è il Consolatore che dona al cuore dell'uomo la grazia del pentimento e della conversione[3].

 

 

Le molteplici forme della penitenza: La Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno, la preghiera, l'elemosina, che esprimono la conversione in rapporto a se stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri. La conversione si realizza nella vita quotidiana attraverso gesti di riconciliazione, l'esercizio e la difesa della giustizia e del diritto, attraverso la correzione fraterna, la revisione di vita, l'esame di coscienza, la direzione spirituale.

 

Eucaristia e Penitenza: La conversione e la penitenza quotidiane trovano la sorgente e l’alimento nell'Eucaristia, poiché in essa è reso presente il sacrificio di Cristo che ci ha riconciliati con Dio.

I tempi e i giorni di penitenza: quaresima, venerdì in memoria della morte del Signore sono momenti forti, liturgie penitenziali, pellegrinaggi in segno di penitenza, privazioni volontarie.

Il dinamismo della conversione e della penitenza è stato meravigliosamente descritto da Gesù nella parabola detta «del figlio prodigo»: il fascino di una libertà illusoria, la miseria estrema nella quale il figlio viene a trovarsi dopo aver dilapidato la sua fortuna; l'umiliazione, la riflessione sui beni perduti; il pentimento e la decisione di dichiararsi colpevole davanti a suo padre; il cammino del ritorno; la gioia del padre. L'abito bello, l'anello e il banchetto di festa sono simboli della vita nuova. Soltanto il cuore di Cristo, che conosce le profondità dell'amore di suo Padre, ha potuto rivelarci l'abisso della sua misericordia in una maniera così piena di semplicità e di bellezza.

 

 

Il sacramento della penitenza e della riconciliazione

Il peccato è anzitutto offesa a Dio. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa.

 

Dio solo perdona il peccato: Dio solo perdona i peccati. Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli esercita questo potere divino. sono rimessi i tuoi peccati!» (Mc 2,5; Lc 7,48). Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini affinché lo esercitino nel suo nome.

Cristo ha voluto che la sua Chiesa sia tutta intera il segno e lo strumento del perdono. Ha tuttavia affidato l'esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico.

 

Riconciliazione con la Chiesa: Durante la sua vita pubblica, Gesù non ha soltanto perdonato i peccati; ha pure manifestato l'effetto di questo perdono: egli ha reintegrato i peccatori perdonati nella comunità del Popolo di Dio. Il Signore ha poi dato agli apostoli anche l'autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa (Mt 16,19). Le parole legare e sciogliere significano: colui che voi escluderete dalla vostra comunione, sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo nella vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella sua.

 

Il sacramento del perdono: Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori della Chiesa, in primo luogo per tutti coloro che sono caduti in peccato grave. Nel corso dei secoli la forma concreta ha subito molte variazioni. Durante i primi secoli, la riconciliazione dei cristiani che avevano commesso peccati particolarmente gravi dopo il battesimo era legata a una disciplina molto rigorosa. Nel settimo secolo, i missionari irlandesi portarono nell’Europa continentale la pratica “privata” della penitenza, che non esige il compimento pubblico e prolungato di opere di penitenza prima di ricevere la riconciliazione con la Chiesa.

Due sono gli elementi fondamentali: gli atti dell’uomo (contrizione, confessione, soddisfazione), dall’altra l’azione di Dio attraverso l’intervento della Chiesa. Mediante il vescovo e i suoi presbiteri, concede il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui.

 

 

 

 

 

Gli atti del penitente[4]

 

Contrizione: è il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire”. È bene prepararsi a ricevere questo sacramento con un esame di coscienza fatto alla luce della Parola di Dio. I testi più adatti a questo scopo sono da cercarsi nel Decalogo o nel discorso della Montagna.

Confessione: facilita la nostra riconciliazione. L’uomo guarda in faccia i peccati, se ne assume le responsabilità. “I cristiani [che] si sforzano di confessare tutti i peccati che vengono loro in mente, senza dubbio li mettono tutti davanti alla divina misericordia perché li perdoni. Quelli, invece, che fanno diversamente e tacciono consapevolmente qualche peccato, è come se non sottoponessero nulla alla divina bontà perché sia perdonato per mezzo del sacerdote. «Se infatti l'ammalato si vergognasse di mostrare al medico la ferita, il medico non può curare quello che non conosce[5]». Secondo il precetto della Chiesa, ogni fedele, raggiunta l’età della discrezione, è tenuto all’obbligo di confessare fedelmente i propri peccati gravi, almeno una volta l’anno. Colui che è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la santa Comunione. Sebbene non sia necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è però raccomandata dalla Chiesa.

Soddisfazione: Molti peccati recano offesa al prossimo. Bisogna fare il possibile per riparare (ad esempio restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato calunniato). Il peccatore deve fare qualcosa di più per riparare, deve “soddisfare” in maniera adeguata, questa soddisfazione si chiama anche “penitenza”. Può consistere nella preghiera, in  un’offerta, nelle opere di misericordia, nel servizio del prossimo, in privazioni volontarie, in sacrifici, e soprattutto nella paziente accettazione della croce.

 

Ministro del sacramento: sono vescovi e presbiteri da essi autorizzati. Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Questo segreto si chiama «sigillo sacramentale», poiché ciò che il penitente ha detto al sacerdote rimane «sigillato» dal sacramento.

 

Effetti del sacramento: riconciliazione con Dio, che restituisce la dignità e i beni della vita dei figli di Dio; riconcilia con la Chiesa, perché il peccato incrina e infrange la comunione fraterna.

 

Indulgenze: remissione dinanzi a Dio della pena temporale per peccati già rimessi quanto a colpa.

Pene del peccato: Per comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio. D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature e alle cose, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta «pena temporale» del peccato. Il cristiano deve sforzarsi e deve impegnarsi, attraverso le opere di misericordia e di carità, come pure mediante la preghiera e le varie pratiche di penitenza.

Nella comunione dei santi: il cristiano che si sforza di purificarsi non è solo: i beni spirituali della comunione dei santi, ad es. la perdonanza d’Assisi iniziata da s. Francesco, sono anche chiamati “tesoro” della Chiesa. “Poiché i fedeli defunti in via di purificazione sono anch'essi membri della medesima comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l'altro, ottenendo per loro delle indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati[6]”.

 

Celebrazione: Come tutti i sacramenti, la Penitenza è un'azione liturgica, quindi occorrono il saluto e la benedizione del sacerdote, la lettura della Parola di Dio per illuminare la coscienza e suscitare la contrizione; la confessione che riconosce i peccati; l'accettazione della penitenza; l'assoluzione; la lode con rendimento di grazie e il congedo con la benedizione. Il sacramento della Penitenza può aver luogo nel quadro di una celebrazione comunitaria. In casi di gravi necessità, si può ricorrere alla celebrazione comunitaria della Riconciliazione con confessione generale e assoluzione generale. Tuttavia, la confessione individuale e completa resta l’unico modo ordinario, e ciò perché Cristo agisce in ogni sacramento, si rivolge personalmente a ciascun peccatore.


 


[1] Sarebbe opportuno suddividere in due incontri con l’unzione: le prime 2 pagg. di penitenza, poi l’ultima pagina della penitenza con l’unzione.

[2] CCC 1422.

[3] G.P. II, Lett. enc. Dominum et vivificantem,  27-48.

[4] Da abbinare all’unzione degli infermi, come ricordato prima.

[5] Conc. Di Trento, Sess. 14° De Poenitentiae.

[6] CCC 1479

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