Apostoli della Divina Misericordia

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Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della pace

SINTESI CCC - SCHEDA 1_2

Io credo in GESU' CRISTO
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SINTESI CATECHISMO della CHIESA CATTOLICA

PARTE PRIMA "LA PROFESSIONE DELLA FEDE".

SCHEDA 1_2 = IO CREDO IN GESU’ CRISTO

 

Premessa: in cosa consiste la buona novella? Ci risponde Paolo: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4 - 5): Dio ha mantenuto la promessa fatta ad Abramo ed è andato oltre ogni attesa, perché ha mandato il proprio Figlio.

Noi dunque crediamo che Gesù di Nazareth, nato ebreo da una figlia d’Israele, a Betlemme, al tempo del re Erode il grande, e sotto l’impero di Cesare Augusto, di mestiere carpentiere, morto crocifisso a Gerusalemme, sotto il procuratore Ponzio Pilato, mentre regnava l’imperatore Tiberio, è il Figlio di Dio fatto uomo[1].

Mossi dallo Spirito Santo, noi professiamo Cristo Figlio di Dio[2]: sulla professione di fede di Pietro (Mt 16,16), Cristo ha edificato la sua Chiesa.

La trasmissione della fede è annunziare Gesù (At 4,20 e 1Gv 1,1-4: ciò che noi abbiamo visto, ciò che i nostri orecchi hanno udito, ciò che le nostre mani hanno toccato, … noi ve lo annunziamo).

Gesù è quindi il centro della catechesi. Dice Giovanni Paolo II nella Es. Ap. Catechesi Tradendae (1979): “è Cristo che viene insegnato, e tutto è in riferimento a Lui”.

 

Cerchiamo ora di analizzare i vari titoli di Gesù.

Gesù: nome ebraico che significa “Dio salva”, perché Gesù salverà il popolo dai suoi peccati (cf. Lc 1). Il Nome di Gesù – da qui la devozione – significa la presenza di Dio nella persona del Figlio, ed è al centro della preghiera cristiana: ogni preghiera termina con il riferimento al nome di Gesù: per il nostro Signore … . L’Ave Maria fa riferimento al nome di Gesù, e un’antica preghiera orientale recita così: “Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Cristo: è la traduzione greca del termine ebraico “messia” che significa “unto”. La rivelazione di Gesù come il Cristo si evince nel battesimo al Giordano: Gesù è il Cristo, cioè l’inviato di Dio per il suo popolo.

Figlio di Dio: titolo dato solo agli angeli nell’AT. In Gesù troviamo tale definizione a Cesarea di Filippi (Mt 16); nel battesimo e nella Trasfigurazione; dopo la resurrezione, gli apostoli lo confessano come Unigenito del Padre (Gv 1,14).

Signore: è il titolo con cui nell’AT si chiama Dio. Gesù si rivela il Signore prima in maniera velata, poi sempre più esplicitamente. Dire che Gesù è il Signore significa che confessarne la divinità.

 

Fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine

Gesù si è fatto uomo perché noi potessimo comprendere la grandezza dell’amore di Dio per noi. La Chiesa chiama “incarnazione” il fatto che Dio abbia assunto la natura umana.

Gesù è vero Dio e vero uomo: non è una mescolanza , quasi che fosse l’unione di due parti, ma è tutta la sua persona vero Dio e tutta la sua persona vero uomo.

 

La Chiesa ha dovuto combattere le due eresie contro tale verità: il docetismo che negava la natura umana, e l’arianesimo che sosteneva la creazione del Figlio di Dio dal nulla, per questo diciamo nel Credo: “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Se noi non affermassimo questo, dovremo credere che all’inizio del mondo il Verbo divino, che poi ha assunto forma umana nella persona di Gesù, non esisteva.

Dopo docetismo gnostico e arianesimo, la Chiesa ha dovuto combattere l’eresia del nestorianesimo, che vedeva in Cristo l’unione di due persone, umana e divina. Il Concilio di Efeso (431) gli ha risposto dicendo sostanzialmente che il Verbo di Dio, prendendo forma in un corpo, è divenuto uomo. Per questo Maria è Madre di Dio: non perché la natura umana ha avuto origine da lei, ma perché da lei nacque quel corpo “a cui il Verbo è unito sostanzialmente”.

Altra eresia è il monofisismo, che negava la natura umana perché assunta completamente dalla natura del Figlio di Dio. Questo significava che Gesù non avrebbe sofferto sulla croce, quindi niente passione e niente redenzione! Il Concilio di Calcedonia (451) afferma: “Seguendo i santi Padri (Ecco la Tradizione!), noi affermiamo … un solo Signore in due nature, senza confusione, né divisione, né separazione”.

Gesù è vero uomo, perché l’intelligenza e la volontà sono umane, e vero Dio, perché la natura umana appartiene alla sua Persona divina. Dice la Gaudium et Spes n. 22: “ha lavorato con mani di uomo, ha pensato con mente di uomo, ha agito con volontà di uomo, ha amato con cuore di uomo”. Negando ciò,  non avremo un modello concreto per la nostra vita e un compagno di viaggio per il nostro cammino di santificazione.

Contro Apollinare di Laodicea, il quale affermava che il Verbo aveva preso il posto dell’anima e dello spirito umano, la Chiesa ha affermato che Gesù ha avuto un’anima razionale. Questo ci fa capire come Gesù, nella sua condizione umana, aveva il limite nella mancanza di esperienza nelle cose terrene, per questo “cresceva in età, sapienza e grazia” (Lc 2,52) e divenne servo (Fil 2,7), ma, nello stesso tempo, questa conoscenza umana esprimeva anche quella divina, in quanto Gesù conosce il cuore dell’uomo.

Il terzo Concilio di Costantinopoli parla della volontà umana di Cristo: essa segue, anzi è sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente.

 

Gesù ci ha amato, tutti e ciascuno, in vita e nella passione. Per questo motivo il SACRO CUORE, trafitto a causa dei nostri peccati (Gv 19,34), è considerato il segno e il simbolo di quell’amore infinito con cui Gesù ama il Padre e tutti gli uomini.

 

Diciamo, a proposito di eresie, una cosa importante: siccome il Verbo divino ha assunto la natura umana, il Concilio di Nicea II ha autorizzato la rappresentazione di Cristo mediante venerande e sante immagini: le immagini possono essere dunque venerate[3], perché il credente che venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto[4]”.

 

Fu concepito di Spirito Santo: lo Spirito Santo è inviato a santificare il grembo della Vergine e a fecondarla divinamente.

Nacque da Maria Vergine: noi crediamo che Maria Vergine è piena di grazia, in quanto è stata predestinata e arricchita da Dio di doni particolari. Maria è inoltre chiamata la “Tutta Santa” dai Padri perché rimasta “pura da ogni peccato durante tutta la sua esistenza[5]”.

Noi crediamo che Maria è la madre di Dio e che è Vergine: i vangeli di Matteo e di Luca considerano la concezione verginale come un’opera divina che supera ogni comprensione e possibilità umana.

Noi crediamo che Maria è sempre vergine.

Leggiamo il n. 500 del CCC: “A ciò si obietta che la Scrittura parla di fratelli e di sorelle di Gesù. La Chiesa ha sempre ritenuto che tali passi non indichino altri figli della Vergine Maria: infatti Giacomo e Giuseppe, ‘fratelli di Gesù ’ (Mt 13,55), sono i figli di un’altra Maria discepola di Cristo (cf Mt 27,56). Si tratta di parenti prossimi di Gesù, secondo un’espressione che ritroviamo spesso nell’AT, come in Gn 13,8; 14,16; 29,15; ecc.”

 

Gesù è figlio unico di Maria, ma la maternità spirituale di Maria si estende a tutta l’umanità, perché Gesù è il primo di “una moltitudine di fratelli” (Rm 8,29) generati dalla fede in Cristo e a cui Maria coopera e collabora con amore di madre. Anche per questo ella viene definita “nuova Eva”.

 

 

 

 

 

 

 

 


 


[1] CCC, n. 423.

[2] Ibidem, n. 424.

[3] Venerare significa rispettare l’immagine e vedere in essa la realtà alla quale rimanda; diversa è l’adorazione, nella quale noi consideriamo Dio quello che vediamo, come nella Eucaristia.

[4] Concilio di Nicea II, Act. 7, Definitio de sacris imaginibus. DS 601.

[5] CCC n. 493.

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